LA FONTANA DELLA VOCI

LA FONTANA DELLA VOCI ( LA FONTANA DI PIAZZA BRIN DI MIRKO BASALDELLA )


Al centro dei giardini di Piazza Brin è posta la fontana delle voci realizzata da Mirko Basaldella, iniziata nel 1955, vale a dire nell’intenso momento artistico dello scultore udinese reduce dalla realizzazione della grandiosa cancellata del Mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma. Intere generazioni hanno giocato nella piazza divertendosi con la fontana.


Il contesto: Piazza Brin

Piazza Brin è molto amata dagli spezzini. Contornata da eleganti e slanciati portici, graziosamente ossequiosa nei confronti del tipico schema quadrangolare, animata da un ormai storico giardino e dai suoi canori ospiti, sorvegliata e protetta dall'austera parrocchia di Nostra Signora della Scorza, èdai più considerata l'unica , autentica, piazza della Spezia: "...diciamolo pure, la nostra è l unica vera piazza della città...piazza Brin è sempre qui, a ricordarci come eravamo. A ricordarci delle persone :di Gigion Abòssa, che faceva il bagno della fontana dicendo di essere Ester Williams....la fontana....la fontana di Mirko. Quando sentivo dire cosi pensavo che Mirko fosse uno di piazza Brin, tanta era la semplicità e la familiarità con cui veniva pronunciato il suo nome: "l'è la fontana de Mirko", si , proprio cosi : voi , onestamente , chi avreste pensato che fosse Mirko ? a qualcuno piaceva, ad altri no, a me aveva subito stupito quella strana struttura che mi ricordava i totem degli indiani che vedevo al cinema Odeon,la domenica pomeriggio, ( entravamo alle due , primo spettacolo, e ne uscivamo alle sei, dopo aver visto il film almeno due volte, mai di meno ), e me ne ero subito innamorata: istinto premonitore di futuri amori per l arte moderna ? Forse si. fatto sta che anni dopo , ormai piu grande ed acculturata, ebbi la conferma che la mia immainazione aveva visto giusto : era proprio un totem. Comunque sia è anche la fotana di Mirko. Cosi, con l affetto che tutti gli abitanti del quartiere dimostrano nei confroti della piazza e della fontana , Gabriella Tartarini, si ricorda , bambina stupita ed attratta da questa curiosa presenza scoperta il 6 maggio 1956, in un momento particolarmente fervido per la vita culturale spezzina.


Mirko Basaldella

..... Presentando un monotipo , tecnica distintiva di questo instancabile sperimentatore, basata sulla realizzazione di un unico esemplare a stampa da una matrice trattata per lo più ad olio. Questo genere ibrido, che coniuga la pittura con l incisione , rivelando l interesse per effetti ottenuti con la collaborazione di mezzi " altri " , in questo caso la pressione di un torchio, costituisce uno di numerosissimi territori esplorati ache dall altrettanto poliedrico Mirko Basaldella, che affianca all attività plastica un intensa digressione in ambito pittorico, grafico e disegnativo, oltre che impegnative decorazioni architettoniche. Lorenza Trucchi nel 1968 , un anno prima della prematura scomparsa dello scrittore, commentava: .....Mirko ha saputo rinnovarsi nel profondo attraverso uno spericolato sondaggio archeologico. il suo museo è vastissimo : va dai Sumeri ai Precolombiani, dallarte negra a quella orientale, dal Barocco, a Picasso, dal surrealismo all informale. ma come avviene per tutte le autentiche ed approfondite esperienze culturali, dopo avero studiato il museo MIrko, lo ha poi dimenticato..... da qui la felice comntaminazione e l assoluta libertà interpretativa delle citazioni che di continuo gremiscono le sue opere.


La tecnica

Versatile e preziosamente artigianale la tecnica, padrona delle piu svariate applivcazioni , attratta da disparati materiali: fatta eccezione per la pietra , che sembra non stimolare la fantasia creativa dell artista ,egli si cimenta con il bronzo, il rame , l ottone , il ferro , il cemento, il legno , il gesso , lo styrofoam ( schiuma isolante a base di polistirene ), coniugati con la tradizionale fusione a cera persa, la lavorazione a ritaglio del metallo a lamine, lo sbalzo, lo stucco, l assemblaggio polimaterico, il mosaico. Comunque difforme e liberissimo il trattamento della materia e della superficie cesellata e "grafica", scabra e ruvida, intonsa o variamente trattata, monocroma o policroma. Singolare, apèpositamente concepito per il monumento spezzino ,è l impiego del mosaico vwneziano, che copre l intera superficie della scultura-fontana, del basamento cilindrico su cui poggia, delle pareti interne della vasca poligonale che raccoglie l acqua zampillante. certamente nella peculiare funzione del monumento, nel costante rapporto visivo ed organico con l acqua è da ricercare l opzione per questo rivestimento policromo : il mosaico vetroso, già dotato di particolare e "preziosa" brillantezza ,si illumina ulteriormente a contatto con i getti leggeri e pulviscolari che iol corpo centrale sembra generare ed accogliere. Il dispiegarsi del tessuto cromatico è caratterizzato dalla prevalenza di tessere dorate, che fungono da sfondo al delinearsi di numerosi motivi in piu colori, segnici e geometrici. Non di meno importante è l articolato movimento del volume , che si sviluppa in senso nettamente verticale fino all altezza di sette metri e mezzo, in un gioco di pieni e vuoti, lungo una sorta di tarttenuta torsione.Con la consueta aderenza critica , in questa ed altre opere affini Enrico Crispoltiindividua un "accento di fiaba orientale, di mistero magico-arcaico, di canto antico, quasi liturgico".